Blog, marketing e aziende con le orecchie.

scritto il 19/06/2008

prova.jpgCi risiamo: che in Italia le piccole e medie imprese non diano grande importanza alla comunicazione web 2.0 non è una novità, e a fronte di alcune eccellenze che sfruttano a dovere i mezzi a loro disposizione on line, ci sono tutta una serie di altre imprese che sembrano ignorare questo mezzo o che comunque lo sottovalutano. Salvo poi ricordarsene cercando di risolvere la situazione a suon di querele nel momento in cui i loro clienti si dichiarano non soddisfatti.

Più di una volta i blogger italiani si sono visti querelati o minacciati, ma il caso scatenatosi negli ultimi giorni è eclatante, e pone in essere una serie di considerazioni importanti sulla rilevanza nella comunicazione d’impresa di Internet, blog e social network. La goccia che potrebbe far traboccare il vaso è la vicenda occorsa a Sergio Sarnari, che dopo aver descritto in un post di marzo (ora rimosso) le sue disavventure con l’azienda presso cui aveva acquistato dei mobili - odissea durata un anno - e dopo che nei commenti si era anche abbastanza pacificamente discusso se l’azienda fosse o meno recidiva nel lavorare in una maniera che alcuni ritenevano scorretta, all’improvviso si è trovato un commento in cui veniva avvisato dall’amministratore del mobilificio che era stata presentata querela in quanto il post era stato considerato diffamatorio, con decreto d’urgenza e con udienza del 18.06.08.

Ora, a prescindere dal fatto che il post fosse o no diffamatorio, cosa che deve stabilire il giudice (a mio modesto parere di blogger e di comunicatrice, non lo era: era semplicemente un elenco di fatti, conditi da un po’ di sconforto e rabbia, e con il nome della ditta), ci sono un paio di importanti elementi di ordine generale sui quali questa vicenda ci spinge a riflettere.

Il primo, è sicuramente la gara di solidarietà nei confronti di Sarnari: molti blogger si sono adoperati per far conoscere la vicenda, promovendo iniziative quali “denuncia anche me!” o una lettera in cui si coglie l’occasione per spiegare quali siano le dinamiche che intercorrono tra blogger/utenti/consumatori vs imprese/aziende, con l’invito a risolvere pacificamente.
La solidarierà dei blogger si è manifestata perchè, come dice bene Maxime, quello di Sarnari è un problema di tutti e potrebbe costituire un precedente non indifferente: nel caso in cui si stabilisse l’effettiva diffamazione, una qualsiasi recensione negativa pubblicata sulle proprie pagine personali sarebbe imputabile e punibile con un risarcimento, significherebbe assoluta mancanza di libertà di trattazione di temi da parte di qualsiasi blogger (ovvero: di qualsiasi cittadino comune) e soprattutto potrebbe portare ad una “falsificazione” delle recensioni positive, in quanto l’autore, per paura di essere sanzionato, sarebbe influenzato tacendo eventuali lati negativi del prodotto/servizio ed esaltando solo gli aspetti positivi.

La seconda considerazione riguarda l’influenza dei blog sulle decisioni d’acquisto: sembrano essere ancora troppe le aziende e le imprese che si rifiutano di partecipare a queste conversazioni, di capire quale sia il buzz e di cercare di imparare o almeno correggere il tiro delle loro strategie ascoltando tramite questo canale i clienti o i potenziali clienti. Quello di Internet è un immenso canale di feedback su cui sintonizzarsi. Invece qualcuno si impanica nel momento in cui, per puro caso, googola il nome della propria azienda o scopre, grazie al dipendente smanettone, che si parla male di loro. E lì giù ad avvocati, con l’unico risultato di amplificare il problema, come ci spiega Stefano Epifani.
Capire il motivo che spinge una persona scrivere sul proprio blog di aver avuto problemi con tale prodotto è difficilissimo, e anche cercare di mantenere un cliente che ci sta dicendo tutto quello che non è andato bene è molto complicato, a quanto pare. Peccato che i manuali di management affermino che i giudizi del cliente in termini di performance, attributi integrativi ed affidabilità formino una percezione di qualità del prodotto in grado di influire su atteggiamenti e comportamenti nei confronti del brand, e di conseguenza sulla “pubblicità” che i clienti stessi faranno spontaneamente. Il famoso “passaparola”. E peccato che conquistare nuovi clienti costi 6 volte di più che mantenerne uno vecchio.

Mentre aspettiamo questa ennesima sentenza, leggiamoci Il Minottino, di Daniele Minotti, manuale di sopravvivenza giuridica per blogger, mentre alle aziende si può consigliare Come contattare un blogger per rimostranze sui suoi post di Delymyth, dove è proposto un esempio positivo di controversia risolta in modo pacifico.
Spesso è più facile agire in difesa che in attacco. Difesa che fa preferire l’assunzione di un avvocato in più piuttosto che un comunicatore che possa aiutare a capire certi meccanismi.

Ma querelare è più redditizio, probabilmente (e io ho sbagliato lavoro).

[Update] L’azienda in questione ha risposto alla lettera inviata, scusandosi per aver offeso i bloggers con le azioni legali intraprese, ma senza di fatto ritirare la denuncia.
Questo a dimostrazione che ancora troppo spesso le aziende, a causa della loro “scarsa conoscenza dei meccanismi della Rete”, sprecano energie e soldi che potrebbero investire meglio?…

Pubblicato in: Moltomedia Net |
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5 commenti a “Blog, marketing e aziende con le orecchie.”

  1. da Dyon il 20/06/2008 | Replica

    Sarà capitato anche a voi, tante di quelle volte, che qualcuno vi sconsigliasse un negozio, vi dicesse che quell’esame era difficile perchè il docente è cane ecc; poi comprare lì o dare quell’esame e pensare che l’amico era completamente fuori strada. Io non do poi molto credito al passaparola, dipende poi molto dall’esperienza personale; ergo: fossi nell’azienda, avrei al massimo tentato una “conciliazione” amichevole, senza sbattermi troppo.. Se si gira tra i forum, sui siti di feedback ecc; si troveranno sempre utenti lamentevoli perchè alla fine sappiamo com’è: è più facile portare la propria esperienza negativa piuttosto che sbandierare al mondo quella positiva.. E solo e solamente perchè quest’ultima ci è dovuta. Riguardo poi la libertà di riportare nelle proprie pagine un’esperienza, credo sia pienamente legittimo e non comporti la diffamazione, a patto che ci si limiti a rportare i fatti, senza cadere nella volgarità e senza discostarsi dal’obiettività. Purtroppo poi è proprio per casi come questi che sta nascendo una nuova figura di avvocati: gli web lawyers..

  2. da Davide il 20/06/2008 | Replica

    Il post di Alesstar è interessante perchè introduce un tema importantissimo relativo al ruolo dei blog nel sistema dell’informazione digitale.
    Dyon giustamente dice “Io non do poi molto credito al passaparola”. Ma questo accade sia nella vita reale che in quella virtuale.
    Ognuno narra le proprie esperienze filtrandole con eventi precendenti, e questo ovviamente muta il significato di ciò che di quell’esperienza viene percepito all’esterno.
    Il passaparola digitale ha una possibilità in più rispetto a quello “faccia a faccia”: lo scambio di feedback può essere strutturato all’interno di elementi predefiniti, che eliminino il più possibile le interferenze delle nostre esperienze precedenti nel riportare un evento.
    Ad esempio, un meccanismo come quello di eBay funziona proprio in questo modo. Usa un passaparola strutturato ed incanalato per dare feedback credibili sugli utenti e far funzionare lo scambio correttamente. Il successo di eBay dimostra che meccanismi di questo tipo sono vincenti per governare il passaparola e renderlo efficace.

    Ovviamente un sistema come quello di eBay non può essere applicato ai blog: per loro natura hanno una produzione eterogenea che difficilmente potrebbe sottostare a delle regole, e meno male che è così.
    Il punto chiave è proprio la credibilità che quanto contenuto nei blog ha nel contesto del sistema dell’informazione.
    Non esistono regole, chiunque può aprirne uno senza dover procedere ad iscrizioni ad ordini o passare esami (come ad esempio i giornalisti). Questo a rigor di logica ne farebbe uno strumento poco credibile.
    Ma eventi come quello di Sarnari dimostrano come talvolta vengano presi perfin troppo sul serio, ed il contenuto dei blog sia considerato tanto credibile da poter essere addirittura fonte di danno economico per un’azienda!

    E’ chiaro che c’è un disequilibrio, che andrà necessariamente colmato con strumenti che combinino la libertà di accesso con il riconoscimento pubblico e condiviso della credibilità di ogni singolo blog. Potrebbe essere un bel progetto su cui lavorare!

  3. da Paolo il 20/06/2008 | Replica

    Concordo sia con Dyon che con Davide nonchè con Alesstar.

    Se l’azienda querelante dovesse averla vinta sarebbe una vera limitazione alla libertà di espressione. Sono d’accordo anche io sul fatto che non ci debbano essere offese e/o diffamazioni, ma esternare la propria opinione è la prima forma di libertà di espressione.

  4. da Marco Bertoletti il 05/06/2009 | Replica

    Già concordo appieno con Alesstar! Le aziende potrebbero investire molto meglio le loro risorse…Potrebbero investire in internet marketing ad esempio…Per chi fosse interessato all’internet marketing consiglio di visitare questo blog

  5. da davide il 06/06/2009 | Replica

    ciao marco, molto interessante il tuo sito, raccoglie molte news utili. grazie per la segnalazione, lo terrò d’occhio.
    A proposito del tema “aziende in ascolto della rete” vorrei segnalarti che stiamo attivando un progetto interno a mediaset che si chiama moltomedia sonar. Moltomedia sonar ha proprio l’obiettivo di realizzare un punto di ascolto dell’azienda verso le opinioni degli utenti in rete. leggi qui: http://moltomedia.it/wpmu/2009/05/13/nasce-moltomedia-sonar-mediaset-si-mette-in-ascolto/

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