Ode al Microblogging e al “Condominio Blogger”
scritto il 30/06/2008
Se c’è un tema caldo che da circa un anno e mezzo gira e rigira in Rete, questo è il microblogging. Inutile dilungarsi in una definizione onnicomprensiva: pubblicazioni rapide ed essenziali declinate in varie formule. Se il blogging nasce come modalità di pubblicazione semplice e veloce, il microblogging deve essere immediato, istantaneo.
Di servizi ne esistono tanti ed altri sembrano approdare in Rete con una certa costanza, nel tentativo di affiancarsi e replicare il successo dei servizi più famosi. Il principale riferimento non può che essere Twitter: 140 caratteri per pubblicare a ruota libera i propri pensieri al mondo, o per lo meno ai propri followers.In poco tempo questo servizio instabile, mal funzionante e secondo molti inutile ha conquistato blogger ed appassionati della Rete, crescendo esponenzialmente la sua base utenti. A tal proposito c’è chi paragona Twitter al sistema operativo Microsoft, definendolo ironicamente il Windows del Web 2.0.
Negli Stati Uniti le caratteristiche uniche, ma soprattutto la grande attenzione che è riuscito a generare, hanno portato una serie di sviluppi inizialmente inaspettati. Un vasta comunità di programmatori ed appassionati ha generato un gran numero di Mashup, che permettono di utilizzare Twitter secondo gli usi più disparati. In seguito le aziende hanno iniziano a vedere interessanti opportunità, sia per entrare nelle conversazioni della Rete, sia come nuova modalità di comunicazione interna.
E nel nostro paese? In Italia, vuoi il numero limitato degli utenti, vuoi l’utilizzo spesso banale del servizio, Twitter ha rafforzato ancora più l’idea del “condominio blogger”. Un’unica grande comunità che si conosce e si ritrova a parlare delle proprie abitudini, dei propri successi come delle delusioni, delle idee, delle insofferenze, dei problemi quotidiani.
Ma siamo sicuri che il nostro sia un utilizzo poco ortodosso o “sbagliato” dello strumento?
Questo tipo di servizi è quanto di più simile alla conversazione faccia a faccia abbiamo a disposizione in Rete. Nella timeline ogni contatto presenta un avatar – il più delle volte una foto – con il nome a fianco e uno spazio – se volete il “fumetto” – riservato all’intervento. Se clicchiamo sul nickname ed apriamo il profilo troviamo nome completo, location, riferimento web e una breve biografia. Giusto quello che serve per presentarsi.
Scriveva Mantellini qualche tempo fa:
Il bello degli strumenti di comunicazione è che spesso il loro uso prescinde da regole fisse e talvolta perfino dai progetti dei suoi ideatori e quindi Twitter può a buon titolo essere considerato anche una piattaforma per bloggare, rinchiusa nel limite solo testuale dei 140 caratteri. La mia impressione è che Twitter stia al blogging come la bicicletta al giro del mondo. Non che non lo si possa fare, ma insomma, esistono anche maniere migliori.
Probabilmente non c’è una risposta esatta all’utilizzo di questi strumenti. Si tratta, piuttosto, di una scelta. Di certo il giro del mondo in bicicletta è sconsigliato.
5 commenti a “Ode al Microblogging e al “Condominio Blogger””
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da cindy il 30/06/2008 | Replica
grande l’idea del condominio blogger… non riesco ad immaginare definizione migliore !!!
da Gianluca il 02/07/2008 | Replica
sai che comincio a notare un fenomeno strano? c’è gente che entra in twitter venendo da MSN ma senza passare per il blog.
Da studiare.
ciao
da Stefano il 02/07/2008 | Replica
La metafora del condominio restituisce bene l’idea di un utilizzo ancora piuttosto “elitario” di servizi come twitter o come il più recente plurk - http://www.plurk.com
Al di fuori di blogger e smanettoni sono davvero pochi coloro che utilizzano simili piattaforme, anche tra le generazioni più giovani.
Di sicuro rimangono assolutamente interessanti alcune “abitudini” riscontrabili nell’utilizzo di twitter:
- il parlare ostinatamente in terza persona, cosa che non ci verrebbe mai in mente di fare con un sms;
- la tendenza di usare il micro-blogging per avviare micro-operazioni di marketing: sempre più blogger utilizzano twitter per segnalare gli ultimi post dei loro blog, quindi il microblogging per dare visibilità al blogging tradizionale e viceversa;
- molte aziende hanno iniziato a utilizzare twitter per lanciare nuovi prodotti o servizi, dimostrando di aver compreso (almeno in parte) i meccanismi della “long tail economy”
Al di là di tutto, usare twitter è divertente, anche se crea dipendenza e nuoce gravemente alla salute
da Tommaso Sorchiotti il 02/07/2008 | Replica
@cindy in realtà dicono che la definizione sia di Catepol e che risalga al primo barcamp di Matera. Ma faceva tanto caldo e non ci sono testimoni
@Gianluca io è da un po’ di tempo che sto osservando come i commenti (e quindi le discussioni) si stanno spostando su altri servizi, come twitter o friendfeed. Il blog diventa uno dei luoghi dai quali partono le conversazioni.
Nel tuo caso, con alcuni follower che saltano a piedi pari il blog, magari qualcuno interessato più ai tuoi tweet personali che non alle tue elucubrazioni professionali.
da Tommaso Sorchiotti il 02/07/2008 | Replica
@Stefano la cosa più curiosa di tutto quello che dici è che sono aspetti assolutamente imprevisti dai creatori di Twitter, che hanno visto in pochi mesi aumentare rapidamente il numero di utenti. La cosa bella è che siamo solo all’inizio e basta poco per cambiare le carte in tavola (l’esempio Plurk che hai fatto tu calza a pennello!)