Il punto di vista di Votailprof: cosa c’è dietro al web professionale?

scritto il 16/01/2009

Se seguite lo sviluppo di Internet, le novità editoriali, e le evoluzioni che questo ha avuto nel 2008, converrete con me che molte cose sono successe in questi 12 mesi. Molte di queste cose le trovate in tutti i quotidiani, blog, siti. Quello che invece non ho letto, è un dibattito aperto sulla visione che della Rete, inizia ad avere una piccola parte dei lettori. Che francamente mi lascia perplesso.

Prendendo spunto da un post del blog di VideoMarta, e dai relativi commenti, mi sono reso conto che in tanti iniziano ad associare le iniziative web professionali, intendendosi con queste quelle che hanno un team, risorse, che insomma funzionano come azienda, con qualcosa da guardare comunque con un minimo di sospetto. Mi ricordano molto quelli della pubblicità del Kinder Cereali, che dicono “eh…c’è sempre qualcosa dietro”.

Beh, caro Utente, per quanto tu sia il mio padrone, e lo dico nel sincero senso Montanelliano del termine, devi anche capire che quello che vedi in Rete costa fatica, lavoro, infine denaro. Non è una parolaccia che aleggia sulla purezza della Rete, è semplicemente la benzina che muove quel motore che sono le idee. Chiaro e semplice, senza se e senza ma. Dire a Facebook che ormai è “venduto” non significa nulla. Quando giochi a “Who has the biggest brain” sprechi banda, la banda costa, va pagata. Lo stesso quando guardi un video su Youtube salvo dire “eh, ormai sono una multinazionale”, come se tu vivessi in un deserto lunare. Se vuoi un ottimo servizio web, usato da tutti, realmente utile, sempre disponibile, veloce, facile, devi andare oltre il livello amatoriale.

Puoi fare un video con 1 euro, ma ammesso che sia interessante, chi credi che paghi la banda di Youtube che ti permette di farlo vedere ad un milione di persone? Il lavoro e l’organizzazione in grado di raccogliere quei fondi. Per cui, per favore, smettila di associare denaro con oppressione, svendita degli ideali, e comincia ad usare il termine opportunità, lavoro, crescita. Qualcuno ha detto “Povero quel Paese che non riesce a immaginare che tra 10 anni, tra le principali aziende, ve ne possano essere alcune che oggi ancora non esistono”. Come credi che quelle aziende cresceranno se nessuno le aiuterà con soldi, management, e tutto il circo collegato? Come credi che abbia iniziato google se non con un milione di dollari di investimento?

Se domani hai una buona idea, ricordartene.

Pubblicato in: Votailprof |
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6 commenti a “Il punto di vista di Votailprof: cosa c’è dietro al web professionale?”

  1. da nico (liveTV) il 16/01/2009 | Replica

    tutto perfettamente corretto. mi fà proprio piacere un post del genere su moltomedia. Puo essere di aiuto e di “illuminazione” a molti lettori ;->

  2. da Renzo il 16/01/2009 | Replica

    La domanda allora diventa: come fa un autore a costituire quel substrato aziendale che serve per dare un contenitore alla sua idea?
    Perchè a differenza della televisione, dove i contenuti sono ben distinti dal canale televisivo (quasi sempre già esistente), sul web contenuto/contenitore (sito) sono indissolubilmente legati. Sviluppare un’idea nuova significa sviluppare una nuova applicazione web. L’analisi (concreta e incontrovertibile) che fai della realtà di comporta che non c’è molto spazio per chi anche avendo un’idea non ha già un supporto aziendale alle spalle e non dispone già di fondi o comunque le competenze tecniche per realizzare da solo il contenitore/contenuto. Sei d’accordo o secondo te ci sono dei margini per ovviare al problema di fondo dell’avvio dell’idea?

  3. da Roberto Chibbaro il 16/01/2009 | Replica

    @Nico grazie del feedback!

    @Renzo considerazione interessante, e assolutamente pertinente. Non ho una risposta universale, ho quella che deriva dalla mia esperienza. E sviluppare una nuova idea non significa sempre sviluppare una nuova tecnologia. Facebook usava un modulo open source nel lontano 2004. Youtube usava flash acquistato per un centinaio di dollari, ready to use. Votailprof (scusate l’accostamento blasfemo) è stato realizzato in 3 pomeriggi di lavoro con 200 euro e solo moduli open source senza programmazione. Quindi la risposta è: se l’idea è buona, chi ha i soldi sarà disposto ad investire su di te. Tu nel frattempo crea, credi, perseverà anche quando gli altri non credono, bussa a tutte le porte.

  4. da Rocco Caruso il 16/01/2009 | Replica

    Questo post mi lascia un po’ perplesso, nel senso non e’ detto che il mercato dell’informazione e dell’intrattenimento online sara’ identico a quello dei vecchi media.
    Penso al fatto che buona parte dell’infrastruttura del web e’ formata da applicazioni open source che ne permettono il libero scambio anche a pagamento senza retribuire gli autori.
    Penso ai tanti contenuti free, regolati da licenze creative commons.
    Penso infine a Wikipedia che e’ pagata soltanto da alcuni utenti e non da tutti.
    Quindi e’ vero che la banda costa (a parte il fatto che i costi di hosting sono letteralmente crollati negli ultimi anni…), ma non e’ detto che l’informatore professionale offrira’ un servizio migliore dell’informatore amatoriale… anzi tutto lascia intendere l’opposto!

  5. da capobecchino il 16/01/2009 | Replica

    @renzo: qui ti posso rispondere io, abbiamo creato http://meemi.com da zero e senza fondi se non quelli personali per pagare banda e consumi di hosting e stoccaggio delle immagini (per ora) che vengono hostate su meemi.

    per ora siamo ancora senza “fondi” tranne la buona volontà, tanta passione e amore per quello che abbiamo fatto ma ci siamo resi conto che se vogliamo offrire un servizio decente (e perchè no anche guadagnare dai nostri sforzi) abbiamo bisogno di un aiuto “monetario” … ma dopo un po questo aiuto va pagato.

    “purtroppo” siamo nati in Italia e guardiamo ai modelli di business americani, dove ti danno i soldi sulla parola … ma come vedi, siamo on line da quasi 2 anni e andiamo avanti da soli ;)

    non ci siamo arresi e gli utenti hanno ripagato la nostra volontà, ci siamo incontrati con alcuni di loro, abbiamo mangiato pizza e fatto happy hour con altri, scambiato gadget ed esperienze … ma sopratutto ogni giorno ci divertiamo e facciamo nuove “conoscenze” ;)

  6. da Roberto Chibbaro il 17/01/2009 | Replica

    @Rocco Dove hai letto del parallelismo tra nuovi e vecchi media? Il fatto che entrambi abbiano bisogno di soldi non li rende uguali, o forse si, ma nella stessa misura in cui può esserlo un automobile e un sito (entrambi hanno bisogno di soldi per funzionare…)
    Per rifarmi ai tuoi esempi: Wikipedia macina 6.000.000 (seimilionivirgolazerozero) di $ oltre contributi alla wiki foundation. I contenuti free sono free, qualcuno la banda però la paga per hostarli e farli scaricare. I moduli open, di cui sono un accanito fan (tutti i miei progetti sono open e rilascio open ciò che creo), costano se li devi personalizzare. Un programmatore mangia, si veste, ecc

    Infine, l’informatore amatoriale può essere geniale, ma alla fine paga la banda, come tutti. Non confondere hosting con banda, la prima crolla, la seconda cresce proporzionalmente all’uso…

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